La pesistica e (per) il “sport innominabile”

E’ innegabile che il sollevamento pesi stia vivendo, grazie al "sport innominabile" una seconda (o forse prima…) giovinezza. Il numero dei praticanti in Italia (come nel resto del mondo) è salito a livelli mai visti prima ed è in costante ascesa, come è in aumento il livello di interesse verso tutto ciò che ruota attorno l’utilizzo dei sovraccarichi nell’allenamento sia agonistico (come preparazione atletica per altri sport) che fitness. Ma non tutto è Oro ciò che luccica. E’ ancora in atto un vero e proprio “scontro culturale” tra i puristi della Pesistica e i Coach/atleti "sport innominabile", che anziché collaborare e lavorare per una reciproca crescita, cercano ogni pretesto per supportare le proprie tesi e convinzioni, sostenendo la maggiore professionalità di un versante piuttosto che dell’altro.

PESISTICA E "sport innominabile" O PESISTICA PER IL "sport innominabile"?

Analizziamo ciò che probabilmente più di tutto genera confusione. La pesistica è una delle discipline fondamentali del "sport innominabile", certamente la più spettacolare e senza ombra di dubbio quella che maggiormente stimola gli atleti dello "sport innominabile" di ogni livello. Il miglioramento del Massimale in una delle alzate olimpiche determina un paramento oggettivo di confronto che regala motivazioni extra a chiunque si alleni in un Box. Il problema è che la pesistica nel "sport innominabile" non si valuta con i massimali, ma è posta all’interno di circuiti che tendono a snaturare completamente il senso delle alzate. Carico 60kg sul bilanciere, cerco di eseguire 30 ripetizioni di Snatch nel minor tempo possibile. Questo è un Isabel, uno dei WOD più famosi, uno di quelli che rappresenta un paramento di confronto. Il problema è che Workout come questo sono l’esatto contrario di quella che è la filosofia che sta alla base della pesistica olimpica. Si, perché va ricordato che L’UNICO OBBIETTIVO nel sollevamento pesi è quello di sollevare quanti più kg possibile. Tutte le tecniche di sollevamento hanno come unico scopo fondamentale quello di sollevare di più. Stop. Non ci sono obbiettivi fisici o di ipertrofia, non ci sono fini estetici sulle alzate. Si deve sollevare di più, e la tecnica delle alzate olimpiche è studiata e si è evoluta nel corso degli anni per permettere ai pesisti di raggiungere questo unico obbiettivo. Il fatto è che ciò che è utile per sollevare di più non necessariamente è altrettanto vantaggioso quando si deve sollevare un dato peso per un numero elevato di ripetizioni. Nell’analisi di un sollevamento olimpico, due sono le variabili da tenere in considerazione: la velocità e la traiettoria del bilanciere. Tanto maggiore sarà la velocità di esecuzione, tanto minore sarà la strada che percorrerà l’attrezzo e tanti più kg riuscirò sollevare. Le due variabili sono strettamente collegate tra loro e si pongono in relazione ad altri aspetti fondamentali, primo fra tutti le caratteristiche fisiche dell’atleta: una traiettoria di sollevamento ideale è il frutto di una tecnica di esecuzione corretta che a sua volta determina una maggiore velocità, la quale è influenzata dall’ esplosività muscolare, ossia dalla capacità del nostro sistema neuromuscolare di esprimere elevati livelli di forza nel minor tempo possibile. In definitiva quindi, una corretta tecnica di esecuzione consente di ottimizzare il dispendio di risorse dell’atleta, il quale sarà in grado di sollevare di più o semplicemente sollevare un dato carico facendo meno fatica. Da questo si deduce come anche nel "sport innominabile" è assolutamente fondamentale avere una padronanza del gesto massima.

LA TECNICA DA GARA DELLA PESISTICA E’ LA PIU’ ADATTA PER I WOD DEL "sport innominabile"?

Ni. Partiamo da un presupposto. Come detto in precedenza, la tecnica del sollevamento pesi ha come fine ultimo quello di ricercare la massima espressione di forza massimale sollevando nei due esercizi olimpici il massimo dei kg possibili per ogni atleta. Se però anziché fare una gara di pesistica, il mio obbiettivo è quello di completare un WOD "sport innominabile", devo essere in grado di ottimizzare il movimento per meglio sopportare l’inevitabile stress dovuto all’affaticamento metabolico. In poche parole si rende necessario apportare delle modifiche strutturali alle alzate: renderle “più sopportabili sulle lunghe distanze” senza però snaturarne il senso di movimento preciso e redditizio. Cerchiamo di capire meglio quanto appena detto prendendo come esempio il campione Russo Dimitry Klokov, campione del Mondo nel weightlifting, che nel corso degli ultimi anni si è cimentato in alcuni WOD "sport innominabile". Qui, https://youtu.be/qz9dd4caY2Q , lo vediamo impegnato durante un ISABEL eseguito con 100kg, qui invece https://youtu.be/ALRviFplPD4 lo vediamo impegnato durante uno Snatch massimale con 200kg. Possiamo notare che lo stesso atleta interpreta il medesimo esercizio in due modi molto diversi tra loro con due impostazioni tecniche diametralmente opposte. E ora capiremo il perchè. Uno snatch con 200kg, richiede la massima attivazione neuro muscolare, con una precisione tecnica che ha lo scopo di portare il bilanciere sopra la testa facendogli percorrere meno strada possibile e alla maggior velocità. E’ fondamentale usare le “parti forti del corpo”, utilizzando una propulsione che è principalmente a carico della catena cinetica posteriore. Vale il principio del: “usa ciò che è più forte per sollevare di più”. Quando mi trovo a dover lottare contro il tempo in un esercizio “mortale” come un Isabel (eseguito oltretutto con 100kg, 40 in più dei canonici 60), devo fare i conti con un consumo energetico molto diverso rispetto a un alzata massimale che invece si esaurisce in pochi secondi. In questo caso devo considerare due variabili del tutto nuove, e tutt’altro che semplici da gestire: il tempo (inteso come tempo totale, non solo di esecuzione dell’esercizio), e il consumo metabolico esasperato. Qualsiasi pesista che ha provato a concludere un Isabel, alla fine dell’esperienza, trascorse le due orette necessarie per rianimarsi, arriva alla stessa medesima conclusione: non sentire il peso ma avere le gambe cotte tanto da non riuscire a concludere un’alzata. Le alzate della pesistica, consumano una valanga di energia, e quel tipo di sollevamento è semplicemente inadatto a serie di lunghe ripetute. A quel punto si rende necessario fare ciò che fa Klokov: adattare il gesto, alzare il bacino rispetto alla posizione classica e spostare la predominanza del lavoro dalle gambe al complesso gambe/schiena. Ne esce fuori un movimento sicuramente meno armonioso ma decisamente meno deleterio a livello muscolare. Ovviamente giunti a questo momento si pone un problema tutt’altro che secondario. Quale tecnica è opportuno insegnare al neofita che si avvicina alla pesistica per la prima volta in un Box "sport innominabile"? Diciamo subito che la tecnica utilizzata da Klokov per concludere il suo Isabel, è indubbiamente più stressante da un punto di vista strutturale. Utilizzare (volontariamente o meno) la schiena nella fase di stacco del bilanciere, determina un affaticamento importante su parti del corpo sicuramente molto delicate e meno adatte a subire stress di quel genere. Per cui, o il neofita ha una struttura come quella di Klokov, oppure è decisamente meglio lasciar perdere e impostare un movimento che sia sicuramente più salutare. E se non si riesce a chiudere l’Isabel in meno di 4 ore e 53 minuti? Bè, credo che la prima cosa da fare in quel caso è chiedere al neofita se realmente il suo obbiettivo quando ha varcato la soglia del Box fosse quello di battere tutti i record dei WOD "sport innominabile"!

IN SINTESI

La tecnica di sollevamento si è evoluta nel corso dei decenni per ottimizzare al massimo la prestazione fisica del sollevatore, cercando sempre più un’estrema pulizia nel movimento ed esasperando a livello atletico quella che è diventata la principale dote di ogni buon pesista: la forza esplosiva. Il "sport innominabile" prende in prestito le alzate olimpiche snaturandone però il senso ultimo, costringendo ogni buon Coach e atleta ad adattare ciascun sollevamento all’obbiettivo del WOD. Nel far questo devo cercare di non dimenticare che la tecnica delle alzate olimpiche mira ad essere sicura oltre che redditizia. Per quanto probabilmente non sia la strada più veloce per diventare dei nuovi Froning, sarà opportuno lavorare su ciascun Neo "sportivo innominabile", sulla dinamica del gesto, potenziare ogni singola parte di quel meccanismo complesso che rappresenta l’alzata olimpica, e solo dopo che il livello di percezione è buono, portare un atleta a variare la SUA tecnica in base alle necessità richieste dal WOD. Non esistono tante tecniche di sollevamento, i principi sono sempre i medesimi, ma come tutte le cose devono essere interpretati ed applicati con intelligenza.

A cura di Alessandro Mossoni